23/12/09

La cittadinanza italiana: lingua, cultura e Lega.



Ieri è iniziata alla Camera la discussione sul disegno di legge sulla cittadinanza presentato dal finiano Granata e da Isabella Bertolini entrambi appartenenti al partito dell'amore che vince sempre sull'odio.

Il disegno di legge prevede che, tra le altre cose, per ottenere la cittadinanza italiana da parte di uno straniero siano necessari dieci anni di residenza continuata in Italia e “la frequenza di un corso, della durata di un anno, finalizzato all'approfondimento della conoscenza della storia e della cultura italiana ed europea, dell'educazione civica e dei princìpi della Costituzione italiana, propedeutico alla verifica del percorso di cittadinanza”. Il superamento di un piccolo esame finale confermerà che lo straniero è integrato, come se l'integrazione viaggiasse solamente in una direzione.

Credo sia giusto accertarsi che lo straniero che vuole avere la cittadinanza italiana conosca la lingua italiana, senza la quale l'integrazione è impossibile, e pure la cultura del paese in cui vive ma nella stessa misura in cui gli italiani stessi la conoscono, quindi escludendo a priori che il superamento dell'esame diventi lo scoglio insormontabile per ottenere la desiderata cittadinanza. Certo, se poi si va a testare il vero livello culturale, non dico dell'italiano medio che se avesse una memoria storica quanto quella calcistica non ci troveremmo a vivere il peggior periodo della storia della Repubblica italiana, ma dei deputati e senatori italiani allora ci si chiede anche il senso dell'esame finale per lo straniero. Una proposta simile era stata fatta dall'onorevole leghista Andrea Gibelli il 21 settembre 2006 nella quale si chiedeva l'istituzione di un test d'ingresso per gli stranieri che volevano studiare in Italia per verificare la conoscenza della lingua e cultura italiana. Questo sarebbe servito a non rallentare l'insegnamento didattico a scapito degli studenti italiani. Le Iene quindi decisero di fare qualche domanda a deputati leghisti per testare la loro effettiva conoscenza della lingua e cultura italiana scoprendo (forse il termine “confermando” era più adeguato) che molti di loro avrebbero avuto bisogno di frequentare proprio uno di questi corsi di recupero pensati per gli stranieri. Le lacune sulla grammatica e letteratura italiane erano incredibili ma in fondo loro son celti e quindi in parte scusati.

Altra amenità che si trova nel disegno di legge è che la cittadinanza è subordinata: “c) ad un effettivo grado di integrazione sociale e al rispetto, anche in ambito familiare, delle leggi dello Stato e dei princìpi fondamentali della Costituzione; d) al rispetto degli obblighi fiscali”. Infine, perché al ridicolo non c'è mai fine: “L'interessato presta giuramento pronunciando la seguente formula: «Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi, riconoscendo la pari dignità sociale di tutte le persone»”. Quindi se dovessimo applicare a tutti gli italiani questi principi, non ne rimarrebbero molti che potrebbero vantare la cittadinanza nel bel paese, ultimo tra questi ovviamente il papi dell'amore.

Sono d'accordo che lo straniero che vuole la cittadinanza italiana debba mostrare di volersi integrare ma non in maniera superiore di quanto un normale italiano faccia. Quindi, per una vera integrazione pratica e non teorica si consiglia al futuro cittadino italiano la lettura dei seguenti manuali per un futuro vincente: “Mafiologia, tecniche di successo”, “Evasione fiscale, attendere il prossimo condono con serenità”, “PdL, la storia del marketing dalle pentole alla politica”, “A lezione con papi: dall'amore per il partito al partito dell'amore”, “Bossi, storia di un'integrazione mancata”, “La meritocrazia ai tempi della Carfagna”, “D'Alema, le azioni che un politico dovrebbe evitare”.

Buona cittadinanza!

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