18/01/10

Il ricco sovrano e i sudditi disoccupati

Merita decisamente attenzione il recente dossier pubblicato dal settimanale L’Espresso in questi giorni. Mai troppo indulgente nei confronti delle politiche dell’attuale Governo, questo settimanale noto per la sua serietà e per la criticità quasi anglosassone delle sue pubblicazioni, ha redatto un’analisi dei conti della cosiddetta “reggia” del Presidente del Consiglio. A pochi mesi dalle elezioni regionali che vedranno di nuovo in azione anche il Premier, sempre presente quando c’è da infiammare le piazze con promesse elettorali quali il taglio delle tasse (poi smentito), credo sia doveroso rendere note le spese effettuate da Palazzo Chigi per informare i cittadini (ed elettori) sul modello di governo che persegue il Cavaliere e i suoi sottoposti.

Un milione di euro bruciati all’anno e 1.400 persone di troppo. E’ questa l’impietosa conclusione con cui l’articolo dell’Espresso spalanca gli occhi dei lettori su uno scenario imbarazzante. Cerchiamo di fare un breve riassunto delle parti più importanti in modo tale da sottolineare la gravità di questo scandalo tutto italiano.

  1. Le spese della reggia: dai 3 miliardi 621 milioni del 2006 siamo passati ai 4 miliardi e 294 milioni del 2008, in attesa del possibile record per il 2009. Circa il 70% di queste spese va ad alimentare gli organi della politica ordinaria, mentre il restante 30% è invece destinato al funzionamento dell’apparato. Cifre del genere farebbero impallidire perfino Buckingham palace, dove i “reali” esistono per davvero.
  2. Retribuzioni anomale: nella vita di tutti i giorni ogni operaio, impiegato o collaboratore sogna di avere lo stipendio da dirigente. Nell’organico del Cavaliere questo sogno è realtà. Ecco come segretarie dell’esecutivo percepiscono stipendi da dirigenti, gentilmente offerti dal contribuente. E’ il caso della storica segretaria di Silvio, Marinella Brambilla, che per fare un esempio è assunta con lo stesso titolo di Manlio Strano, autore di saggi su riviste giuridiche e persino del regolamento interno del Consiglio dei Ministri, nominato dal governo consigliere della Corte dei Conti. Con lei anche altre collaboratrici sono state elevate al livello di superdirigenti generali, come Lina Coletta, segretaria di Gianni Letta, Maria Serena Ziliotto, assistente del sottosegretario alle Politiche per la famiglia Giovanardi, Patrizia Rossi, curatrice dell’agenda del sottosegretario allo Sport Rocco Crimi. Strano che Brunetta non dica nulla in contrario.
  3. Incarichi operativi inutili: L’Espresso ha reso noto che dei 4.500 collaboratori presenti a Palazzo Chigi, un vero esercito, almeno 1.400 sarebbero impiegati in attività di dubbia utilità e pagati fior fior di soldi con stipendi sulla linea di quelli sopracitati, da veri nababbi. Anche in questo caso, lo stesso Brunetta dedito a “sculacciare” i lavoratori del servizio pubblico dovrebbe strapparsi i capelli per la coerenza.
  4. Assunzioni e stipendi fuori controllo: il bilancio di Palazzo Chigi è indipendente e nutrito dal ministero dell’Economia attraverso un apposito fondo. Ecco dunque che in pochi anni si è passati da un organico di 3.063 persone (368 dirigenti e 2.695 impiegati) ad un esercito di ben 4.542. Tra questi collaboratori del nostro Governo spiccano poi alcune figure che, rivestendo ruoli cuciti su misura per loro, costano al contribuente un’enormità. I cosiddetti “dirigenti top” arrivano a percepire mediamente 180 mila euro l’anno, con alcune eccezioni. Una di queste è il famosissimo capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, che porta a casa ben 280 mila euro in ottima compagnia e con il segretario generale Manlio Strano, 297 mila euro lordi in busta paga.
  5. In tv a spese degli italiani: nota è la famelica presenza del Presidente del Consiglio in TV, anche solo per il semplice fatto che è il proprietario di ben 3 di esse. Meno note sono le spese che deve coprire lo Stato per soddisfare l’esigenza mediatica del Premier. Un esempio arriva dalle recenti vicende del terremoto abruzzese. Sono oltre 300 mila euro i soldi spesi per l’operazione mediatica a l’Aquila, tra computer presi incomprensibilmente in affitto a 250 euro al giorno e staff strapagati. Con quella cifra si potevano costruire immediatamente altri sei di quegli appartamenti da 50 metri quadri consegnati ai primi terremotati. Secondo le stime dei documenti verificati dall’Espresso, in soli 17 mesi di governo questi eventi mediatici sono costati circa 5 milioni di euro contro i 150 mila spesi da Romano Prodi in 25 mesi del suo governo. E pensare che Prodi non poteva di certo chiedere uno sconto a Mediaset.

Questi sono dunque solo alcuni dei punti su cui riflettere. Mentre l’Italia è sempre di più attanagliata da pressanti esigenze generate da una realtà lavorativa allo sbando, con migliaia di padri di famiglia senza impiego e in stato di povertà, apprendere delle esose spese del Cavaliere per i suoi bisogni mediatici e politici lascia quanto mento perplessi. In questi giorni nel quale anche 3 ministri erano concentrati nell’evento commemorativo di Bettino Craxi ad Hammamet, probabilmente qualche malizioso potrebbe aver consigliato loro di cercare in zona una bella casa da affittare. Non sia mai che qualche italiano voglia emulare quelli che lanciarono le monetine contro il latitante socialista. Ma erano altri tempi con altri programmi TV.

Fonte articolo

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