08/01/10

La nuova frontiera - Le pillole rosse del weekend


“America alla deriva tra Atlantico e Pacifico”, Il Sole 24 ore. La Cina - trascinata da un boom economico che sembra non avere fine - avanza. E conquista spazio - finalmente, verrebbe da dire - anche sui giornali italiani. Giorni fa, chi scrive si era lamentato. Dicendo in sostanza che la Cina sembrava uscita da vincitrice dall’anno di crisi 2009. Che questo stava cambiando gli equilibri economici e di potere del mondo. E che nessuno - in Italia - sembrava prestare attenzione a un cambiamento potenzialmente epocale. Bene. Qualcosa - nell’ultima settimana - si è mosso. Carlo Bastasin - sulla prima pagina de “il Sole 24 ore” - ha ricostruito tappa per tappa gli ultimi 18 mesi di ascesa dell’ex celeste impero. Conclusione: dal G20 di Pitsburgh al vertice sul clima di Copenaghen, Pechino ha messo in fila un successo diplomatico dopo l’altro. Per cui, scrive Bastasin, certo “il 2009 è stato un anno troppo denso di eventi - dalla crisi globale alle nuove presidenze in America ed Europa - per poterne già leggere la dinamica. Ma se c’è stato un filo conduttore, dal G20 a Copenaghen, è stato lo spostamento di potere da Ovest a Est e il nuovo ruolo della Cina“. Qualcuno - anche sulla nostrana stampa titolata - lo dice. Era ora.

Sinai: “La Cina prima in dieci anni”, La Stampa. Sempre questa settimana, il giornalista de “La Stampa”, Glauco Maggi ha intervistato Allen Sinai, presidente di Decision Economics ed analista di economia internazionale. Argomento: di nuovo Pechino. Anzi e per la precisione: l’economia cinese. Che anche quest’anno è cresciuta a ritmi tra il 7 e l’8%. E si avvia a superare - per dimensioni di Pil - anche il Giappone. Diventando così la seconda economia - sempre per dimensioni di Pil - al mondo. Un sorpasso storico che Sinai invita ad osservare da due punti di vista. Da una parte, ha detto l’economista, non bisogna enfatizzare troppo questo dato, perchè “se si divide il Pil per gli abitanti, la Cina (che, secondo Wikipedia, ha circa 1,3 miliardi di abitanti, NdA) è ancora indietro nelle classifiche. Per Pil reale, ossia per crescita pro capite, la strada verso il vertice è ancora lunga”. Ma dall’altra: “La dimensione assoluta è comunque un fattore importante, perché è un simbolo di potere economico che conferisce potere politico”, ha osservato Sinai. Non solo. Presto la classifica dei Paesi più ricchi del mondo potrebbe riservare qualche altra sorpresa. Ovvero? Ovvero, ha spiegato Sinai, la Cina potrebbe superare anche gli Stati Uniti e diventare la prima economia al mondo. Quando? “Entro un decennio - ha detto l’economista - attorno al 2020. Il loro ritmo è e resterà più rapido a lungo, e ciò non deve essere considerato un esito negativo”.

“Emerging markets, next frontier of the crisis”, Cnbc. Dunque: siamo davvero di fronte a un sorpasso storico dell’Est sull’Ovest e a un passaggio di consegne epocale? Non secondo Simon Johnson, ex capo economista del Fondo monetario internazionale e ora voce molto fuori dal coro, nel contesto degli esperti di economia a stelle e strisce. Per Johnson, infatti non solo la crisi non è finita. Ma presto potrebbe investire una nuova frontiera. Quella delle economie emergenti. Cina, in testa. Motivo: nulla si è fatto per obbligare le banche - vero motore della crisi - a investire il loro danaro in maniera più prudente. Danaro che ora si sta rovesciando a ritmi vertiginosi proprio su quei Paesi, come la Cina, che stanno continuando a tirare. Risultato: nuove bolle pronte a esplodere. Magari proprio a Pechino. Possibile? Possibile eccome, ha detto Simon Johnson. Che - intervistato da Cncb - ha osservato: “Tutti nel 1989 erano convinti che il Giappone sarebbe diventato il numero uno e poi c’è stato un crac massiccio”. E la stessa cosa potrebbe succedere in Cina. Cosa che per l’economia mondiale - secondo Johnson - potrebbe essere “un’enorme catastrofe”.

Insomma: Cina boom o Cina sboom? Difficile dire. Anche perchè un’informazione libera - anche soprattutto in campo economica - a Pechino non esiste. Ed è difficile giudicare. Ma una cosa è certa. Per capire cosa accadrà - nel bene e nel male - all’economia mondiale nei prossimi anni, sempre lì bisognerà guardare: ad Est.

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