05/03/10

La fine della democrazia ed il non-sense

repubblica alla rovescia

Che la democrazia nel nostro paese e, più in generale, le democrazie tutte, stiamo attraversando un periodo di crisi è evidente. Ovviamente, con un blog come il nostro, abbiamo dovuto occuparcene più di una volta. con un certo fatalismo, devo dire, perchè proprio l'occhio, mi si passi, da storico mi faceva comprendere che eravamo comunque arrivati alla fine di un lento processo di corrosione, ad un passo dal collasso strutturale di tutto l'edificio giuridico e sociale in cui eravamo nati e cresciuti.

Da un punto di vista spietatamente funzionale, poi, non solo dovevo prendere atto di come le poche società che avevano affrontato con successo una crisi di crescita, che avevano dovuto interfacciarsi con il raggiungimento della capacità portante del LORO mondo, erano società sostanzialmente autoritarie, ma che le democrazie, per il loro metodo di funzionamento, non erano ne adatte ne efficienti, al fine di esprimere una classe politica e/o dirigente in grado di gestire il drammatico momento della transizione ad una società sostenibile. Un lusso, crudamente parlando, da tempi di vacche grasse, quando c'e' il tempo sufficiente e non si deve forzare troppo la società civile. Capite bene che le cose non stanno cosi e nel futuro staranno ancora meno così, con velocità vertiginosamente crescente.

Una dura e cruda realtà, temperabile, con un notevole sforzo ed impegno, su scala locale, ma spietatamente di fronte agli occhi di chiunque volesse guardare la Storia umana degli ultimi tre o quattromila anni.

Questo non voleva e non vuol dire che noi di Crisis si sia tirati i remi in barca e si intenda rassegnarci a quel che succede.

Anzi: più volte siamo stati accusati per la virulenza delle nostre critiche, il nostro Travaglismo, il nostro giustizialismo etc etc.

E' solo che scienza e conoscenza ti insegnano a vedere le cose per quel che sono, entro i limiti della propria obbiettività, ovviamente, non per quello che ti piacerebbe o spereresti fossero.

Insomma: non molliamo, non cediamo non ci taciamo ma certo, purtroppo, non ci illudiamo.

Tutta questa lunga tirata per dire che non i aspetto niente, ormai, da questa classe politica. Solo un rapido scivolare verso una oligarchia de iure, essendo quella de facto già qui da tanti anni, forse da sempre, dove si salvano solo i rituali e le forme ma non le apparenze, ne la sostanza ne i principi della forma democratica.

La querelle di questi giorni lo dimostra ocn una dolorosa evidenza: si scende in campo per garantire i diritti dei più forti e non quello dei più deboli ( che anzi hanno dovuto e saputo usare contro tali "titani", l'arma del cavillo e della certificazione pelosa che tante volte, ANCHE in questa tornata elettorale, erano state usate contro di loro).

Non so se vi ricordate cosa successe quando la Lista di estrema destra di Alessandra Mussolini fu esclusa dalle votazioni per alcune centinaia di firme false.

Si stracciarono tutti (sto parlando di Gasparri, Formigoni, berlusconi et compagnia cantante, ovviamente bipartisan) le vesti, per escludere la rea di cotanto oltraggio alle regole del civile confronto elettorale.

Tutti d'accordo sul rispetto di questi minimi principi di coerenza e di riconoscimento dei principi di base della democrazia. In fondo par semplice: se no nrispetti le regole nemmeno per raccogliere le firme e/o non riesci a organizzarti per farlo, che razza di credibilità puoi avere, come rappresentante dei cittadini?

Quindi tutti a pretendere l'immediata permanente esclusione, la messa fuorilegge dell'intero partitino dell'1.5% etc etc.

Peccato che le centinaia di firme false fossero state aggiunte nottetempo da qualcuno che aveva accesso ai computer dell'anagrafe. Qualcuno che, lo dice Il Fatto Quotidiano di oggi, chissà se è vero, ecco qui un articolo d'epoca, era molto, molto, vicino a Francesco Storace, capolista AN di allora, anche lui fiero difensore delle regole elettorali. Potrete verificare da soli, ve lo lascio come compitino a casa, cosa dicevano, ai tempi, i citati personaggi e cosa dicono oggi.

Già questo la dice lunga, lunghissima ,sul livello indecoroso loro e della memoria storica dei nostri concittadini che, dimentichi, ancora prestano fede ai nostri (in)decisori. Personalmente ritengo che "l'immemoratezza", mi si passi il probabile, brutto, neologismo, sia il male peggiore che ci affligge.

Ricordarsi, ricordare anche agli altri quel che è successo, in tempi lontani o in episodi recenti è la prima, quasi primordiale, difesa contro furbastri&marciumi.

Stringe il cuore che siano proprio i vecchi, quelli che più dovrebbero capire, ricordare, ammonire, che sono pervicacemente attaccati alla pantomima spacciata per realtà che va in onda a reti unificate. Tanto potè il piccolo grande fratellastro catodico (o a Lcd, o al plasma).

Il non sense del titolo, è racchiuso nell'idea, demenziale e/o in cattiva fede, di un decreto legge per risolvere la questione. Non so se qualcuno dei nostri politici, dimentichi anche dell'articolo 1 della Costituzione, Le Iene Docet, ne sia consapevole o se ne sia ( lo credo e me lo auguro) Il Presidente della repubblica, ma i decreti legge sono strumenti di somma urgenza e decadono, in automatico e con effetto retroattivo,se non vengono convertiti in legge entro sessanta giorni.

Ora immaginatevi il seguente scenario: si recuperano con questo decreto di urgenza le liste escluse e poi ci si dimentica o non si riesce ( non è mica facile in soli sessanta giorni)di/a convertire in legge il decreto (ammettendo che Napolitano l'abbia controfirmato).

Se una delle liste ammesse grazie al decreto uscisse vincente dalle elezioni si troverebbe a decadere automaticamente insieme al decreto legge, dopo sessanta giorni. Capite bene cosa vorrebbe dire in termini di tensione, tumulti, scontri di piazza, baruffe e gazzarre. Il decreto legge, prima ancora che un abominio ed un precedente pessimo di difesa dei diritti del più forte, è un nonsense.

Da bravo complottardo di ritorno, di recupero e residuale, ho la vaga impressione che in parte non ne siano pienamente consapevoli, in parte qualcuno l'abbia messo in conto ed in fondo non gli dispiaccia. In fondo, in fondo, si cerca solo una scusa per sbarazzarsi di questo inutile, sordo e grigio stanzone chiamato Parlamento.

Fonte articolo

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