14/04/10

La legge è uguale per gli altri

natangelo


Ieri, a Catania, un impiegato regionale è finito in carcere per truffa allo Stato perché timbrava il cartellino in ufficio e poi se ne usciva per sbrigare le sue faccende private. I carabinieri l’hanno sorpreso in casa sua mentre riposava. Nelle stesse ore andava in scena al Tribunale di Milano l’ennesima replica della pièce “Un ometto in fuga”.
I tre avvocati del premier, tutti parlamentari, cioè pagati da noi, hanno esibito due paginette firmate nientemeno che dal segretario della presidenza del Consiglio, in cui si spiega (si fa per dire) come e qualmente Mr. B. avrà da fare ininterrottamente, 24 ore su 24, sette giorni su sette, per i prossimi tre mesi e mezzo, fino al 21 luglio (dopo, i tribunali chiudono per ferie fino a metà settembre). In tempi normali, dinanzi a una lettera così indecente, il tribunale avrebbe disposto un’immediata perizia psichiatrica sul segretario della presidenza del Consiglio, nel tentativo di esplorare le gravi patologie che l’hanno indotto a mettere nero su bianco una così monumentale cazzata.

In un paese normale, tipo gli Stati Uniti, se un avvocato si azzardasse a sostenerla, verrebbe incriminato su due piedi per oltraggio alla Corte e gli passerebbe la voglia di riprovarci (quando Bill Clinton provò a chiedere di essere esentato dal testimoniare sulle accuse di molestie della stagista Paula Jones, la Corte suprema rispose che, al massimo, poteva essere sentito alla Casa Bianca, non certo sottrarsi alla Giustizia). Siccome non viviamo in un paese e in tempi normali, è probabile che i giudici prendano per buona la cazzata e rinviino il processo Mediaset al 21 luglio, quando dovranno rinviarlo a metà settembre, quando riceveranno un’altra lettera piena di cazzate che chiederà un ulteriore rinvio di sei mesi, e così via per un totale di un anno e mezzo. Cioè fino a Natale del 2011, quando i giudici si sveglieranno e scopriranno che il premier è improcessabile per sempre: non si sa ancora se grazie a un lodo Alfano-bis riservato alle alte cariche dello Stato o al ripristino dell’immunità parlamentare per tutti i mandarini della Casta, anzi della Cosca.

Tutto ciò è possibile grazie a una psico-legge, quella sul cosiddetto “legittimo impedimento”, festosamente firmata dal presidente Napolitano, presunto garante della Costituzione in cui è scolpito all’articolo 3 che “tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” e all’articolo 101 che “i giudici sono soggetti soltanto alla legge”. Il pm Fabio De Pasquale, un ingenuo che si ostina a leggere e rileggere la Costituzione in cerca di qualcosa che giustifichi quel che sta accadendo, ha osservato che delle due l’una: o il legittimo impedimento consente ai giudici di verificare se sia umanamente possibile che il premier non possa comparire mai per un anno e mezzo in tribunale (e allora resta da capire, per esempio, che ci facesse l’altro giorno in una tenuta del Senese, dove pare stia per comprare l’ennesima villa) e, in caso contrario, di convocarlo per le udienze, magari concordando qualche data libera, compresi i sabati e le domeniche; oppure la nuova legge lo impedisce, nel qual caso è incostituzionale, perché rende i giudici soggetti non più alla legge, ma a due paginette firmate dal segretario di Palazzo Chigi.

Sarebbe opportuno che fosse il capo dello Stato a spiegare all’impiegato di Catania perché deve restarsene in galera per aver disertato l’ufficio per qualche ora, mentre il suo presidente del Consiglio può andare in giro per i suoi porci comodi disertando i tribunali per 18 mesi. L’impiegato non può accampare legittimi impedimenti per assentarsi dall’ufficio, né per sottrarsi al processo. Il premier invece sì. Eppure sono due cittadini italiani “eguali di fronte alla legge”. Riuscirà Giorgio Napolitano a trovare le parole per spiegare questa singolare disparità di trattamento, oppure ha anche lui un legittimo impedimento?

(Vignetta di Natangelo)

da Il Fatto Quotidiano, 13 aprile 2010

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