21/06/10

Ad Cardinalem.


Dunque, vediamo un po'. Il Cardinale Sepe è indagato per Corruzione a Perugia, ancora uno scandalo immobiliare, Stato e Chiesa che si fondono in Cricca, un nuovo step dei Patti Lateranensi, diciamo. Il Cardinale è comunque "pronto a collaborare", senza fare tante storie, "senza porre problemi procedurali legati al possesso di un passaporto diplomatico". Bene dai, sono contento, almeno questo. Ehm, no, fermi tutti, il Cardinale Sepe probabilmente non si è espresso correttamente, magari l'inesperienza, o la tensione del momento, sapete, a volte l'emozione gioca brutti scherzi, ed ecco che in suo soccorso è subito intervenuto il Vaticano, con una divina postilla:

"Collaborerà ...
ma nei limiti del Concordato".

Paroline celesti, apparentemente innocue, ma che nascondono uno scudo fotonico-immunizzante che i nostri a confronto sono acqua fresca. "Lo Scudo del Cardinale", tuona in prima pagina il Secolo XIX: "il Vaticano ricorda che il Concordato prevede una sorta di scudo giudiziario per i cardinali, e una tutela ancora più vasta per quei cardinali che hanno responsabilità nel “governo” della Chiesa". Sul Corriere della Sera il docente di diritto ecclesiastico Enrico Vitali rievoca lo Ior e Marcinkus, elencando le difficoltà che potrebbe incontrare la giustizia italiana nell'indagare il Cardinale Sepe. Su Repubblica delineano invece lo schema protettivo a garanzia dell'establishment vaticano, tra privilegi, trattati e concordati, lo trovate proprio qui sotto, roba che Berlusconi ha già messo in moto Ghedini, "senti, com'è che si diventa Cardinali?".

[Clicca e ingrandisci, da La Repubblica di oggi]

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