14/01/11

Tunisia. La rivoluzione nel cortile.

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Backyard, cortile di casa, così da anni si chiamano a volte i Paesi dell'America Latina. In particolare quando scoppiano rivolte, oppure viene eletto un governo "scomodo" agli USA, il padrone di casa appunto, che controlla ciò che succede nel proprio cortile e spesso interviene.

Abbiamo anche noi un cortile di casa, sapete. Il nostro backyard è una piccola area mediterranea dell'Africa, quella che va dalla Tunisia alla Libia. A ovest poi c'è il cortile francese, e ad est, man mano che ci si avvicina alle zone calde mediorientali, se ne occupano gli anglosassoni. Così, la rivoluzione che sta infiammando la Tunisia ci riguarda assai da vicino.

D'altronde, per accorgersene basta seguire il telegiornale della sera. In scaletta sarà più o meno la sesta notizia, ma il solerte cronista che va puntuale ad intervistare la gente all'aeroporto di Fiumicino (oltre non si spinge) fa domande assai significative, tipo: "E le zone turistiche? I villaggi vacanze? Il turismo è a rischio? Anche in spiaggia c'è pericolo? I turisti è meglio non partano?" E così via approfondendo ogni risvolto dello scontento popolare vacanziero.

Eppure, la Tunisia è il nostro cortile. Il tiranno Ben Ali (perché E' un tiranno, mica come i nostri all'acqua di rose-ad esempio se un negoziante non espone il suo ritratto rischia l'arresto) ce lo abbiamo messo noi, nel 1987. Per l'esattezza, furono Giulio Andreotti e Bettino Craxi che, con l'aiuto dei nostri servizi molto ben inseriti nel Paese, piazzarono al potere tale brav'uomo per "proteggere" l'Italia da eventuali prese di potere dei primi fondamentalisti. Non si poteva tollerare, nel cortile di casa. Ben Ali ricambiò poi gentilmente offrendo protezione a Bettino rifugiato ad Hammamet. Così qualche responsabilità ce l'abbiamo, se i tunisini hanno sofferto sotto una dittatura fatta di corruttele, parentele, repressioni e censura.

Ma la cosa che nessuno ha forse notato è che questa è la prima vera "rivoluzione" degli anni della crisi. In Grecia si è trattato di occasionali rivolte, ancor più occasionali quelle verificatesi in Inghilterra, in Francia o in Italia. Qualche giorno di caos nella capitale, e poi tutti a casa. I tunisini no, i tunisini hanno infiammato l'intero loro Paese, si sono esposti al fuoco delle forze dell'ordine e malgrado le vittime hanno continuato. Le ultime notizie riferiscono che il governo ha fatto marcia indietro e pare aver ceduto ad ogni richiesta... ma si sa, le promesse sono quel che sono, e il sospetto è che a Ben Ali sia stato caldamente consigliato da Paesi esteri il gettare rapidamente acqua sul fuoco. In ogni caso, considero questa una "rivoluzione della crisi" e non semplicemente una rivolta contro una dittatura dopo aver visto chi è stato ad andare in piazza a fare casino: per la maggior parte giovani laureati altamente specializzati e tutti senza lavoro. Non i proletari senza pane, seppure gli aumenti dei generi alimentari abbiano ovviamente influito in una situazione di disoccupazione endemica. Quando a bruciare le strade e a farsi sparare dalla Polizia è un'intera mancata classe dirigente, sono giovani laureati e consapevoli di non avere più alcun futuro e alcuna prospettiva (vi ricorda qualcosa?), allora non è una rivolta di affamati e neppure di dissidenti: è la prima rivoluzione della crisi.

Non hanno avuto le prime pagine dei giornali, e neppure la solidarietà offerta ai greci, né tantomeno l'onore dei dibattiti televisivi. D'altronde, vivono nel nostro cortile, e meno ci si riflette sopra meglio è.

(Ho scelto una foto dove si vedono le ragazze. I TG mostrano solo immagini di uomini, a sottolineare che si tratta del solito casino musulmano di Paese arretrato. Invece no, cari miei, la rivolta è unisex anche in Tunisia.)

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