01/06/11

Siamo tutti Indignados

los_indignados

Comincia a soffiare anche sulle coste europee un leggera brezza di cambiamento. Basta guardarsi un po’ intorno, in questi ultimi mesi, per vedere che qualcosa si sta muovendo. Il tutto è certamente più chiaro se si consuma informazione attraverso il web. Tv e giornali non parlano o sottostimano deliberatamente certi eventi cercando di far passare l’immagine di situazioni marginali, lontane e di scarso interesse. Si è partiti dalle rivoluzioni – termine più appropriato per descrivere il fenomeno, ma temuto e bandito da tv e giornali – scoppiate nel vicino nord africa e medio-oriente.

Non so dire se sia la stessa aria proveniente da questa “nuova primavera dei popoli” ad essere giunta fin da noi, sta di fatto che, in forma totalmente pacifica, sta avvenendo qualcosa nella vicina Spagna. Migliaia di persone, giovani soprattutto, denominati simbolicamente “los indignados”, a partire da una prima manifestazione del 15 Maggio a Madrid, hanno formato diversi sit-in continui di protesta in tutte le maggiori città spagnole. Le proteste di questi cittadini, sono le stesse che, se non ci si volesse sbilanciare dicendo che potrebbero essere promosse da un qualsiasi occidentale, sicuramente sono comuni a quelle che potremmo muovere noi verso il nostro paese. E’ notizia recente che, secondo fonti ISTAT in Italia ci sono circa 2.100.000 giovani che non lavorano ne studiano. Per non parlare di precari, di persone che non arrivano a fine mese, che non possono permettersi una casa... e si potrebbe continuare con questo sconfortante elenco per centinaia di righe. I problemi sono dappertutto gli stessi perché il sistema che li genera è lo stesso: democrazie non dirette, ma nemmeno più rappresentative completamente sublimate al sistema economico della concorrenza spietata e del “mors tua vita mea”. Un sistema che tende all’autodistruzione perché lentamente sta uccidendo gli stessi componenti che lo costituiscono e lo muovono.

E’ chiaro che il movimento spagnolo non può far altro che espandersi, forse non immediatamente, potrebbe essere tra un mese come tra 10 anni, diciamo che il termine utile è dato dalla sensibilità dei nostri nasi: quando il puzzo di questo sistema che si sta lentamente ed inesorabilmente putrefacendo sotto i nostri occhi, risulterà a tutti insopportabile, sarà allora giunto il momento. Siamo spettatori, ma dobbiamo essere soprattutto autori, di un cambio di paradigma da una società incentrata sul profitto ad una che possa essere realmente a misura d’uomo. Gli strumenti ci sono, bisogna però cominciare a conoscerli ed imparare ad usarli correttamente. A cominciare dal web, che ha già permesso l’espansione di tutti i movimenti sovracitati, ed ha un potenziale che spesso solo gli “addetti ai lavori” conoscono fino in fondo. Esso promuove oltre alla possibilità di aggregazione e confronto, l’ accesso a centinaia di fonti di informazioni libera e diretta, dalle quali si possono scegliere nuovi “luoghi” referenziali per l’accesso ai fatti che possono essere in ogni momento confrontati, discussi e verificati, si arriva perfino alla possibilità di nuovi scenari di vera democrazia diretta come il voto elettronico.

Ma soprattutto per poter cambiare il paradigma sociale, bisogna cominciare a cambiare gli schemi di vita, perlopiù utilitaristici, con i quali siamo abituati a relazionarci con la realtà odierna. Bisogna partire dalla consapevolezza e dalla costruttività. La storia cambia inevitabilmente, è nostra responsabilità, di tutti, il come e in cosa la nostra realtà si trasformerà.

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