20/07/11

Un futuro da asfaltare

Nella nostra società contemporanea che si ciba di crescita e sviluppo, non esistono processi logici che possano prescindere dall’incremento del Pil, dall’aumento dei consumi, dall'inseguimento di un progresso tanto illusorio nella sua natura quanto devastante nelle sue conseguenze. La classe politica ed i grandi poteri economici e finanziari che ne gestiscono l’operato hanno scelto ormai da tempo il “caos” come ambiente ideale all’interno del quale perseguire i propri interessi senza dovere sottostare ad alcuna logica che non sia quella del profitto personale.
I messaggi spesso contraddittori di cui il cittadino è fatto oggetto hanno il solo scopo d’indurre una cacofonia di stimoli volta ad ingenerare uno stato di confusione generalizzato dove si possa affermare tutto ed il contrario di tutto senza preoccuparsi di cadere in contraddizione.
Tutte le problematiche connesse ai mutamenti climatici, al livello intollerabile dell’inquinamento, allo stato di profonda sofferenza in cui versa il nostro ecosistema e di conseguenza anche la qualità della nostra vita, sono state ormai sdoganate dal cono d’ombra in cui giacevano da tempo immemorabile.....
Giornali e TV non perdono occasione per sottolineare come occorra fare qualcosa e farlo in fretta per evitare di andare incontro ad una catastrofe ed i mezzi di trasporto di merci e persone (in particolare TIR, furgoni ed automobili) vengono additati come i principali imputati di questa situazione.

Nonostante ciò la nostra politica economica continua oggi più che mai a perseguire la delocalizzazione delle imprese e l’incremento della movimentazione di merci e persone all’interno di territori sempre più vasti, anziché favorire la creazione di economie autocentrate, diffondere una cultura di prossimità, praticare una riduzione di scala e conseguentemente diminuire il numero di TIR, furgoni ed autovetture in circolazione. A dispetto dell’allarme inquinamento e dell’aria irrespirabile delle nostre città, si continua a legittimare un “sistema lavoro” che impone un pendolarismo sempre più esasperato ed orari flessibili che spesso rendono impossibile l’alternativa del trasporto pubblico. Mentre tardivamente e spesso attraverso metodiche discutibili le amministrazioni tentano di chiudere i centri cittadini al transito delle autovetture, oltre il 30% del budget pubblicitario di giornali e TV continua ad essere costituito da annunci che invitano all’acquisto di una nuova auto e da oltre un decennio i governi utilizzano il denaro proveniente dalle nostre tasse per incentivare la vendita delle automobili.

Nonostante da lungo tempo tutti siano concordi nel sostenere che il treno può costituire una valida alternativa a Tir, furgoni ed autovetture non si sta investendo un solo euro per migliorare i servizi ferroviari destinati ai pendolari, né per tentare di creare un servizio merci efficiente che sia in grado di spostare una parte del traffico dalla gomma alla rotaia. Al contrario si preferisce destinare cifre colossali alla costruzione delle tratte TAV finalizzate ad un mezzo di trasporto più energivoro ed inquinante degli stessi veicoli che corrono su gomma e totalmente inadeguato ad interpretare le esigenze dei pendolari.
In ossequio a questa logica perversa in un territorio come quello del Nord Italia pesantemente umanizzato, con un ambiente completamente ridisegnato dalle colate di cemento e valori d’inquinamento ben al di sopra dei livelli di guardia, si insegue il “progresso” progettando nuove autostrade che consentiranno d’incrementare ulteriormente il numero dei TIR, dei furgoni e delle auto in circolazione, quando fra 10 o 20 anni sarà terminata la loro costruzione.

Un fulgido esempio di questa scellerata corsa all'asfalto è senza dubbio costituito dalla costruenda autostrada Bre. be. Mi, che attraverso 62 km di tracciato si propone di collegare Brescia a Milano, i cui cantieri sono già stati aperti da un paio di anni. La costruzione della nuova autostrada, il cui costo previsto di 800 milioni è già salito a circa 1,5 miliardi di euro ricadrà in larga parte sulle spalle della collettività, nonostante i promotori dell'opera avessero millantato la sovvenzione dei privati tramite il project financing, sta devastando e devasterà, territori già pesantemente segnati dalla presenza di cave, discariche ed insediamenti industriali altamenti inquinanti, oltre a fertili terreni agricoli facenti parte di un Parco agricolo dell'estensione di migliaia di ettari.

I cittadini dell'area interessata dal tracciato sono in fermento, e si contano numerose le manifestazioni già avvenute o in programma nel prossimo futuro. Per tentare di "calmare gli animi" i promotori dell'opera continuano a promettere compensazioni. Naturalmente sotto forma di nuove strade, svincoli e viadotti, in un futuro tutto da asfaltare.

di Marco Cedolin

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