07/09/11

Bisogna essere uniti, d'accordo: ma con chi?

Bisogna essere uniti, d'accordo: ma con chi? Nei dintorni di una manovra grottesca e dello sciopero di protesta. C'è chi dice che "bisogna essere uniti" in questo momento di estrema difficoltà del Paese e che quindi "lo sciopero generale della Cgil non va". Sarà: da un lato discutere dello sciopero, della sua utilità, del suo tempismo ecc. mi pare comunque e sempre legittimo. Se è una forma di protesta democratica in difesa del lavoro, sarebbe perlomeno contraddittorio non poterne parlare democraticamente anche se per dare ad esso una connotazione critico-negativa. Ma questo è un discorso buono sempre, credo.

Qui il punto è quel "bisogna essere uniti" che è la molla per accreditare questo sciopero- tra l'altro oggi riuscito nella folla e nei modi dei partecipanti, nella loro anagrafe mischiata, nella vitalità di un Paese che sta malissimo ma non "abbozza"- come una forma sbagliata di protesta "spacca sindacati". Qui è quel Rodhus dove saltare: dunque,se Cisl e Uil avessero aderito lo sciopero non avrebbe frantumato un'unità sindacale in crisi evidente da tempo e in crisi di idee e uomini da ancora più tempo ? Se le cose stanno così quello che non va bene a chi critica la manifestazione della Cgil è sì perché divide i sindacati che si dividono da sé, ma soprattutto perché è uno sciopero generale "ora e qui".

Contro chi? Contro una manovra che da settimane ormai alla moviola è un film dell'orrore, che non offende solo l'etica, la politica, l'efficienza logistica ma anche il comune comprendonio degli italiani anche i più lontani dall'informazione (peraltro, come detto e ripetuto, quasi completamente schierata, ma stavolta in difficoltà a difendere l'indifendibile).Contro una manovra che è riuscita a centrare l'attenzione sulla possibilità di licenziare in barba all'art. 18 di uno statuto dei lavoratori considerato nei fatti il vero nemico delle "mani libere aziendali". Affidando ai sindacati di maggioranza dei singoli luoghi di lavoro una diretta e indiretta responsabilità di licenziamento.

Ovvero si valorizza l'aspetto più discutibile del sindacato per spezzettarlo invece che analizzarne l'attualità, la qualità, la preparazione, le finalità aggiornate a "questo" mercato del lavoro ecc. E sarebbe la Cgil a spaccare ? Contro una manovra che si è detta e contraddetta mille volte all'insegna di una specie di "dilettanti allo sbaraglio" che fanno giganteggiare persino Bersani e soci, pure lontanissimi dall'interpretare lo spirito e la lettera di un Paese sfasciato, come dimostra qualunque sondaggio.Certo che è più facile dire "andate a casa" che approntare una manovra seria.

Ma devono andare a casa proprio perché questa manovra non seria continua in una serie di danni che ci riguardano tutti, e da troppo tempo. Prendete i giornali dell'ultimo mese e-vi prego- inorridite. Non è pensabile, qualunque sia lo schieramento politico di appartenenza, uno spettacolo simile che fa gridare al "mostruoso" la stampa di mezzo mondo con i ricaschi nella finanza ai livelli di un tracollo Kolossal. L'obiezione sarebbe: ma vale anche per gli altri Paesi. Ah sì? A parte il dettaglio di un debito pubblico molto molto minore del nostro, resta il fatto che "qualcuno", un qualcuno plurale per carità, ci ha portato ormai con un piede nella fossa, e lo sciopero di oggi è "semplicemente" la testimonianza per ora ultima di questa fossa e della renitenza a metterci dentro anche l'altro piede.Quindi se "unirsi" significa la fossa comune, beh, allora meglio dividersi anche in base alle responsabilità che, conti e comportamenti alla mano, non sono eguali, anche se sono idealmente d'accordo con il "tutti a casa" rivolto sia al governo che all'opposizione.

di Oliviero Beha

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1 commento:

  1. Grande!!! Finalmente qualcuno che dice chiaro e tondo che l'unità in certi casi è una "cagata pazzesca"! In un paese normale, questo tipo di unità verrebbe chiamato col suo vero nome: COMPLICITA'.

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