19/10/11

Intervista ad un indignato dimostrativo: le violenze raccontate in prima persona

Hector è uno studente di 26 anni. Il 15 Ottobre era a Roma. Partito, come tanti, per unirsi alla manifestazione degli indignati. Giunto nella capitale per protestare, a modo suo, per far sentire (e vedere) quanto sia realmente indignato (o incazzato come dirà lui). Virgole nelle virgole lo ha intervistato, per farsi raccontare quei fatti da un altro, ennesimo, punto di vista. Questa è la testimonianza in prima persona degli scontri di Roma. E può esserlo solo perchè raccontata da un violento, ma non da un teppista, come ci tiene a distinguere chi parla: Hector non sta ne con gli indignati pacifici ne con i teppisti neri. Si definisce indignato dimostrante, nel senso che vuole dimostrare la propria indignazione. Una voce che difficilmente potrebbe avere spazio nei media mainstream, e dalla quale si dissocieranno in molti. Ma anche dare spazio alle ragioni di chi ha protestato non proprio pacificamente, dissociandosi dal vandalismo indiscriminato dei Black Bloc, è sinonimo di Democrazia. Una voce fuori dal coro pacifista, e fuori dal no alla violenza a tutti i costi che Politica e Media, a torto o a ragione, hanno finora voluto farci sentire. Che il pensiero di Hector sia giusto o sbagliato, noi ve lo presentiamo, e ci facciamo raccontare da chi è stato in mezzo alla guerriglia il suo 15 Ottobre.

A che ora sei arrivato a Roma?
Siamo partiti alle 5 del mattino e siamo arrivati intorno a mezzogiorno. Abbiamo preso la metro,  per raggiungere La Sapienza, e da lì ci siamo diretti verso il corteo con i ragazzi della Rete della Conoscenza, d’accordo con gli altri compagni. Giunto a Termini mi sono staccato dagli altri. 

Da solo?
No. Con altri 2 o 3 compagni.

Perchè vi siete staccati?
Perchè personalmente sono andato lì con le idee abbastanza chiare. Quella di fare casino. Questo perchè la manifestazione riprendeva principi e discorsi messi in disparte dai fatti di Genova. La feroce repressione di allora ha fatto si che il movimento si disperdesse, a causa del trauma psicologico. Mi sono spostato sperando di incontrare indignati un po’ più decisi. La mia idea è che se passo dalla vetrina di una banca o di una multinazionale la devo distruggere. Economicamente non ledo nessuno, sono assicurati. L’azione dimostrativa doveva essere violenta, le passeggiate pacifiche degli ultimi anni non hanno portato a nulla.

Arriviamo all’inizio del corteo… Hai trovato altri “violenti” prima che partisse?
Intorno alle 14:30 sono arrivato al camion di San Precario. Lì ho trovato altri disposti a metterci il corpo e la faccia per queste azioni dimostrative che dovevano dare un messaggio Nazionale e Internazionale.

E sono iniziate le azioni…
Si. abbiamo iniziato con un venditore di cibo: una catena World Elite Food, che vendeva prodotti tipici di ogni parte del mondo. Abbiamo fatto un esproprio proletario, e il corteo generale si è fermato a guardare. Finita l’azione siamo ripartiti.

E le Forze dell’Ordine? C’erano?
No. Non ho visto forze dell’ordine fino alla prima carica.

Poi cos’è successo?
Ci siamo rimessi nel cordone. Ai pacifici non interessava della nostra azione, ma neanche mostravano contrarietà, e siamo arrivati sotto ai fori imperiali. Qui, abbiamo rotto le catene e abbiamo fatto entrare le persone. Non avevamo l’intenzione di rompere nulla. E nulla è stato rotto. Era il gesto, l’azione simbolica, che contava.

All’uscita dai fori però, avete avuto il primo incontro coi Black Bloc..
Esatto. Usciti dai fori ci siamo immessi sulla Labicana. E proprio all’inizio della strada ci siamo trovati davanti 200/300 persone coi caschi, vestiti di neri e con la bandiera anarchica. Ciò che mi insospettiva era vederli già a viso coperto. Io quando finisco l’azione dimostrativa mi levo tutto dal viso, non ho bisogno di stare coperto per tutto il tempo.

E questo cosa ti suggeriva?
Mi suggeriva che da li a poco sarebbe iniziato qualcosa di violento. Dunque sono andato in avanti per raggiungere il camion coi miei compagni. Una volta raggiunti, abbiamo sentito le bombe carta esplodere, dietro di noi. Ho pensato stesse iniziando qualche azione, e ci siamo fermati nei pressi della Banca Popolare del Lazio. E abbiamo anche noi iniziato l’azione contro la banca. Appena finita, ho attraversato tutto il corteo andando in avanti, per raggiungere i miei compagni. Ho attraversato camion dei No Tav, dei Cobas ecc, e intorno ad ogni camion vedevo persone vestite e attrezzate come gli anarchici visti in precedenza. E ho pensato che si sarebbero ricongiunti tutti.

La guerra stava iniziando…?
Si, e la cosa strana e che vedevo questi cosiddetti black bloc entrare nei palazzi e uscirne con delle mazze, e altri oggetti per la guerriglia.

Facciamo un passo indietro, all’interno della banca cos’è successo?
Io e altri compagni abbiamo contribuito a rompere le vetrine, e siamo entrati dentro. Una volta lì però volevamo uscirne, ma alcuni di questi neri continuavano a distruggere tutto ciò che gli passava davanti. Ho provato a dirgli che c’erano altri obiettivi. Ma mi hanno spinto. Volevano distruggere tutto per forza.

Distruggere tutto per forza. Mi pare di capire quindi  che tu non condividi, nonostante sia tu stesso un violento. Pensi ci sia differenza tra te e loro?
Certo. Tra prendere a pietrate tutto, e colpire dei simboli, ci sta una bella differenza. Inoltre, penso che se uno fa un azione dimostrativa vuole che tutto il mondo la veda. Invece loro hanno anche tirato giù da una cabina telefonica un operatore che stava facendo delle foto. Il black bloc si copre il volto per non essere riconosciuto. Ma vuole che tutti vedano la sua azione. Questo mi è puzzato. Nel frattempo sta partendo la prima carica, e ci disperdiamo.

Io ho letto un’intervista, pubblicata su Repubblica.it, nella quale un ragazzo, che si definisce un nero, sostiene di essersi addestrato per un anno in Grecia. Ecco, tu hai avuto effettivamente l’impressione che un gruppo, all’interno di questi violenti neri, fosse effettivamente organizzato e preparato per un’azione di guerriglia urbana programmata?
Si. Senza dubbio. Sapevano come attaccare la Polizia, come utilizzare ogni elemento offensivo che la città può offrigli. Sapevano come smontare le cose, oltre che come distruggerle, anche nelle cose più banali, come alzare un tombino. Quando un blocco attaccava, gli altri lo proteggevano. Poi si scambiavano i compiti.

Pensi davvero che questi neri si siano addestrati in Grecia?
Secondo me no. Loro si muovevano bene. Ma non ce li vedo che partono per andare ad addestrarsi. Tra i violenti c’erano fascisti, ultras e ragazzini. E non ce li vedo ad addestrarsi, ognuno si addestra da se.

E tu, di fronte a questi atti, diciamo, vandalici, come hai reagito?
Io, che mi identifico come manifestante violento, e altri compagni, abbiamo tentato di farli desistere da questa distruzione cieca. Hanno risposto dicendo che dovevamo farci i fatti nostri.

Poi avete provato a spostarvi verso Piazza San Giovanni…
Si. Ci siamo spostati verso di li. Lungo il percorso alcuni di questi neri davano fuoco alle auto e rompevano vetrine di negozi. Azioni prive di un senso politico. Almeno per me. E appena messo il naso in Piazza San Giovanni abbiamo trovato l’inferno: c’era pieno di fumo, e le bombe carta esplodevano. Alcuni neri erano accorsi contemporaneamente a noi, dalla nostra stessa direzione. Altri stavano sopravvenendo dalla parte opposta della Piazza.

E le forze dell’ordine?
Carabinieri e Polizia sembravano spaesati. Non sapevano proprio da dove cominciare. E poi erano in pochi. Quando è partita la prima carica in Piazza San Giovanni saranno stati solo una ventina di poliziotti. Ed è stata una carica assolutamente timida.

Quindi le colpe sono della questura?
Successivamente sono venuto a sapere che, prima di arrivare a San Giovanni, c’era stato un tentativo di incendiare la caserma della Lubicana con delle molotov. Quindi era chiaro che l’azione era volta anche a cercare proprio lo scontro con le forze dell’ordine.

E lo scontro poi è iniziato…
Si. A piazza San Giovanni. Che ormai era chiusa quando sono arrivati tantissimi celerini. Io stesso non sono riuscito ad entrare in piazza. Ho visto che li spingevano con le spalle verso la chiesa. E poi sono arrivati i blindati e hanno aperto gli idranti…

Verso la chiesa?
Verso Piazza di Gerusalemme. Un po’ alla cieca. Hanno inondato anche il parco, colpendo anche le famiglie e chi non c’entrava nulla. E  hanno cominciato a sparare i fumogeni ad altezza d’uomo, e arrivavano dappertutto. Io stesso ho visto un ragazzo con ferite al volto e una bruciatura appena sopra l’occhio.

Una guerra nel vero senso della parola…
Fotografi e cameraman erano impossibilitati a fare il loro lavoro. Quelli che stiamo chiamando Black Bloc gliel’hanno impedito. E ripeto, il Black Bloc vuole che la sua azione venga vista. Comunque la guerriglia stava diventando più forte, perchè un altro gruppo ha attaccato i celerini dal lato. La strada di Re di Roma era distrutta: auto date alle fiamme e negozi di alimentari incendiati. Dentro uno di questi c’era pure la proprietaria dentro. Non le hanno fatto nulla. Ma hanno dato fuoco al negozio, lei era terrorizzata. E quindi in questo calderone anche la popolazione civile si è incazzata e se l’è presa con quelli come me, e non coi black bloc.

E perchè non avrebbero dovuto?
Perchè io non ho sfasciato auto e negozi. La mia dimostrazione era volta contro McDonald e altri simboli così. Che è ben diverso.

Torniamo ai black bloc. Come li definiresti?
Per me, che ho vissuto Genova, black bloc è un’organizzazione antinucleare che, in Italia, non ha fatto altre azioni dopo il G8. Anche gli arrestati erano in jeans e maglietta. E sebbene fossi lontano non ho neanche visto effettivamente manganellate contro di loro.

E poi non hanno un tesserino da black bloc…
Esatto. L’idea che mi sono fatto è che hanno avuto il tempo di organizzarsi, e non hanno avuto ostacoli. Non c’erano neanche infiltrati tra le forze dell’ordine che potessero prevenire quello che poi è accaduto. Non perchè non lo sapessero, ma perchè hanno voluto lasciarli fare. E’ mancata la sicurezza minima che una città deve garantire ad un corteo. Non ci sono state cariche decise. Eppure, che si volesse arrivare ad uno scontro era chiaro, già da quando i black bloc avevano tirato giù uno sbirro che gli passava affianco in moto. Anche l’assalto alla camionetta che è stata bruciata… Carlo (Giuliani, ndr) è stato sparato per molto meno.

Insomma, una risposta inadeguata e certamente tardiva. Ci fosse stata prima, forse, il corteo si sarebbe svolto diversamente. Quali pensi siano stati gli effetti a livello mediatico di quello che, a tuo avviso, è stato vandalismo tollerato?
Innanzitutto, ha fatto si che la politica si compattasse. Ha fatto si che i media e la popolazione percepissero due tronconi di manifestanti: indignati pacifici, e teppisti. I primi sarebbero dunque i soliti manifestanti che si fanno le passeggiate: i buoni. I soliti cazzoni insomma, i secondi, indistintamente, teppisti. Io mi ritengo un indignato dimostrante. Nel senso che mostro la mia indignazione usando violenza contro quelli che ritengo essere simboli del mio nemico. Questa era la mia idea. Ed era quella di arrivare al Parlamento.

Al Parlamento?
Al Parlamento. Ma non è stato possibile. Perchè, che le forze dell’ordine sapessero o no, si è impedito il concentramento del corteo in Piazza San Giovanni. Una volta lì dentro ormai la gente era diversamente indignata, per le violenze, e spaventata, così che il corteo si è disperso. Loro sapevano che se fossimo arrivati vicini al Parlamento sarebbe stato un pericolo. E secondo me hanno lasciato fare affinche le violenze non giungessero lì. I black bloc potevano essere stretti alla chiesa e picchiati, ma forse a qualcun altro stava bene così. La città si è indignata, si è perso il senso della manifestazione, e non si è arrivati vicini ad obiettivi politici. Inoltre ora sarà più difficile organizzare e partecipare ad altri cortei.E poi ho sentito parlare di Black Bloc stranieri ecc … ma io ho parlato con molti di loro, ed erano napoletani e romani. Black Bloc dall’estero, in Italia, non se ne vedono dal 2001. E poi non sono arrivati pullman da fuori.

Perchè ritieni più giusto manifestare violentemente, piuttosto che marciare pacificamente?
Perchè l’indignato si è rotto di scrivere scartoffie e di stare accampato e fare cortei. Di fare resistenza passiva e di lasciarsi picchiare. Se all’interno del grande gruppo degli indignati c’è una frangia più indignata, più incazzata, disposta a combattere anche con azioni dimostrative violente, e tra questi ci sono padri di famiglie e laureati precari, ben venga. Gente che si è rotta di parlare e di scrivere articoli. Che tanto non gliene frega niente a nessuno. L’obbiettivo, come è stato in Grecia e in Spagna avrebbe dovuto essere quello di arrivare al cuore della politica. Ma ripeto, gli scontri avvenuti hanno fatto si che questo non fosse possibile.

Perchè lo scontro è partito da lontano…
Si. Così ci si è limitati ad una semplice guerriglia di strada. Una rissa urbana che ha fatto perdere ogni concezione. Si è evitato lo scontro con la Politica e le istituzioni economiche. Per fare la rivoluzione lo scontro è necessario. Mi sono rotto di non fare nulla e di lamentarmi. Nei documenti scrivi “pretendo”, ma ormai quello che pretendi devi prendertelo sennò non ti da niente nessuno. La loro azione è più repressiva di qualche vetrina sfasciata: ti vietano di parlare e di sapere, di pubblicare. E tutti pagano le conseguenze, eccezion fatta per chi è aggangiato.

Che ne pensi della dichiarazione di Draghi sulla manifestazione?
Ha detto che ci vogliono gli indignati. Non può dire che ci vogliono i violenti. Anche perchè per la piazza, il nemico è la BCE, che proprio Draghi rappresenta.

Se i Black Bloc fossero effettivamente organizzati, e preparati a compiere azioni programmate, perchè secondo te dovrebbero volere impedire la riuscita di un corteo pacifico?
Perchè non lo accettano. Non accettano un corteo pacifico che non porta a nulla. Sapendo che non possono coinvolgere tutti nella lotta, così come loro la pensano, si autodeterminano, come singoli o come gruppo, facendo azioni violente, e vogliono che tutto il mondo lo sappia. Ma non è stato così a Roma. Il black bloc del 15 Ottobre non era Black Bloc, erano solo teppisti vestiti di nero.
di Francesco Fotia
 
Fonte articolo

Nessun commento:

Posta un commento