08/02/12

Alla ricerca di un rifugio


Un altro post sulla Grecia, e non sarà l’ultimo.
L’accordo per il PSI, di cui abbiamo già diffusamente parlato, era atteso per la scorsa settimana, poi per il weekend, infine per oggi a mezzogiorno.
L’attesa è stata vana. Il piano di austerity chiesto dalla Troika BCE-FMI-UE non è stato raggiunto. Il governo greco ci riproverà domani -martedì- in una giornata segnata in Grecia da uno sciopero generale di 24ore.
I cittadini greci da una parte, gli enti sovranazionali dall’altra. Gli uni respingono l’austerity, gli altri la pretendono. La nostra abitudine ci induce a schierarci, come se stessimo guardando un film, e l’istinto ci fa naturalmente simpatizzare per i poveri cittadini greci, vittime della spietata Troika.
Eppure gli aiuti UE-FMI-BCE sono partiti con lo scopo di aiutare la Grecia a tornare nei binari ed evitare di dichiararsi insolvente, con ciò che ne conseguirebbe per i cittadini greci. Com’è che ora chi è venuto in aiuto è diventato il nemico?
E soprattutto: è davvero necessario schierarsi?
Dividere tra Buoni e Cattivi, come in un bel film spaghetti-western, rende più facile giudicare, ma sappiamo bene che nella vita reale le cose non stanno così. Eppure il cliché é così ben radicato che difficilmente riusciamo a farne a meno.
Individuare le motivazioni degli uni e degli altri potrebbe essere un primo utile passo sul sentiero della comprensione degli eventi.
I cittadini greci sono invitati a rinunciare. Rinunciare a privilegi che non possono più permettersi. Sarebbe più corretto dire “che non potevano permettersi ma che si sono presi lo stesso” a colpi di deficit che anno dopo anno si é accumulato in debito. La situazione in cui ci troviamo oggi deriva dal fatto che i cittadini greci hanno vissuto al di sopra delle proprie possibilità (Che significa? Che ogni anno le entrate dello Stato erano inferiori a quanto lo Stato spendeva per i servizi ai cittadini e dunque questi ricevevano più di quanto davano). Quello cui i cittadini greci devono rinunciare é prevalentemente ciò che non gli spettava avere. E non è un problema dei soli cittadini greci, come immagino intuirete…

Il piano di austerity che la Troika richiede è per buona parte sempre lo stesso, che il Governo greco promette di attuare ogni volta che serve ad ottenere degli aiuti e che rimane non esitato. E’ chiaro che con il passare del tempo e la crescente gravità della situazione, le richieste aumentano. E le richieste non sono mai simpatiche. L’ultima é quella di inserire un commissario che garantisca che la raccolta fiscale greca si indirizzi prima sulle richieste della Troika e solo dopo sulla spesa per servizi ai cittadini.
Odioso.
Ma vediamo la prospettiva di UE, BCE e FMI. Questi soggetti sovranazionali usano risorse pubbliche prese in tutta Europa, o in tutto il Mondo, per stabilizzare situazioni congiunturalmente fuori controllo.
In quel brutto avverbio sta il peccato originale.
L’aiuto degli enti sovranazionali dovrebbe arrivare per aiutare chi si trova in una congiuntura avversa. Un aiuto-ponte necessario per superare la fase difficile per poi tornare alla normalità, quella in cui gli aiuti non servono.
La situazione della Grecia non era congiunturale, ma strutturale. La necessità della Grecia era ristrutturarsi. Ma i timori di un effetto-domino che potesse travolgere altri Paesi deboli ha indotto a ignorare il problema e a procedere ad un piano di aiuti, nella speranza che dopo un certo tempo una ristrutturazione silenziosa avrebbe permesso alla Grecia di tornare a finanziarsi sul mercato. La ristrutturazione silenziosa non c’é stata: le cose sono andate diversamente, il bilancio ellenico non accenna a risanarsi, tantomeno lo fa la credibilità della Grecia.

Riassumendo: ora che hanno erogato miliardi di euro di denaro pubblico non greco, oltre a cercare di evitare l’effetto domino questi enti sovranazionali devono proteggere le risorse che hanno trasformato in crediti verso un Paese insolvente. Un Paese che ha prima falsificato il bilancio per entrare nell’euro e poi promesso delle riforme senza mantenerle, allo scopo di farsi finanziare per poterci restare, nell’euro.
La sfida per UE-FMI-BCE diventa sempre più difficile: tenere la Grecia nell’eurozona, per evitare il temuto contagio, e dunque assecondarla, ma contemporaneamente mettersi nelle condizioni di poter avere maggiori speranze di recuperare le risorse prestate. Una “Mission impossible”, evidentemente, e infatti siamo alla fase (PSI) in cui si cerca di limitare i danni, quella in cui si spera di recuperare il più possibile delle risorse prestate, condizione nella quale probabilmente anche voi vorreste imporre un odioso commissario.

Prima che il “caso Grecia” venga consegnato alla Storia niente paura, non rimarremo vittime di noie e sbadigli: c’è un “caso Portogallo” che aspetta di essere gestito. E la promessa delle istituzioni è che verrà gestito in modo diverso.

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