24/02/12

Finiamola con la favola ecologista…

Questo non è davvero il momento per parlare di ambientalismo o perderci in utopiche illusioni pacifiste.

Siamo nel pieno di una crisi economica – ed occupazionale – senza precedenti e di questo è necessario occuparsi, seriamente!

Non intendo ripetere qui le analisi già sentite mille volte in questi mesi sulla necessità di risanare il nostro debito e riequilibrare lo spread fra i nostri BTP e gli equivalenti bund tedeschi. Vorrei provare a dare invece un contributo di riflessione su come cercare di mantenere per quanto possibile il denaro, e di conseguenza anche l’occupazione, in Italia.

Per fare questo credo sia utile riflettere un attimo sul saldo della bilancia commerciale italiana, sul rapporto cioè fra le nostre esportazioni e le importazioni dall’estero.

Questo aspetto assume un ruolo davvero decisivo in un mercato globale che si muove sempre più su una dimensione internazionale.

In teoria infatti, come amano ricordarci spesso, noi dovremmo trarre benefici dallo scambio con l’estero perché l’esportazione porta ricchezza nel nostro paese e se pensiamo che essa è cresciuta nel 2010 del 15,7%, nonostante la crisi, sembrerebbe esserci di che ben sperare.

Purtroppo però, nel bilancio complessivo, l’import supera di gran lunga l’export e soprattutto cresce a un ritmo quasi doppio (+22,6%) rispetto alle esportazioni, per cui ci siamo ritrovati nel 2010 di fronte a una perdita netta per le nostre tasche di 27,3 miliardi (pari a una intera manovra finanziaria!) e ad un trasferimento continuo di ricchezza all’estero.

Nel 2011, secondo le proiezioni Istat sui dati di novembre, dovrebbe essere andata un po’ meglio (si fa per dire) con una perdita netta di “soli” 25,8 miliardi di euro a causa di “un aumento congiunturale” delle esportazioni del 2,3% per il mese di novembre.

Un dato incoraggiante, ma che non sposta di una virgola la riflessione: se non riusciamo a riequilibrare questo rapporto non potrà esserci alcunasostenibilità economica strutturale e nessuna manovra sarà sufficiente per uscire definitivamente dalla crisi!

(A chi ci ricorda, di continuo, che la Cina potrebbe essere per noi un mercato potenziale enorme voglio semplicemente far notare come essa rappresenti appena il 2,3% delle nostre esportazioni, in lievissima crescita, mentre costituisce già ora il 7% delle importazioni e in forte aumento!)

Se poi guardiamo nel dettaglio ci accorgiamo che un quarto delle importazioni è rappresentato da prodotti finiti o semilavorati e da materie prime, ma in realtà è l’energia a rappresentare la principale fonte di questo squilibrio per il nostro paese, costituendo il 75% della perdita nel 2010. Senza le importazioni di energia saremmo addirittura in attivo. E il dato delle importazioni dei prodotti energetici è cresciuto ulteriormente nel 2011 (+17,2%) aggravando ancora il nostro saldo energetico.

Quindi occorre una riflessione seria sulla nostra autonomia energetica, come condizione per poter avere anche una autonomia politico-economica!

di Michele Dotti

Fonte articolo

5 commenti:

  1. Con tutto il rispetto, trovo questo suo articolo non solo inutile ma pure dannoso. Nella situazione attuale, dove il sistema "tutto" è in crisi, e non solo quello economico o finanziario, dove le risorse stanno finendo, le immondizie ormai sono ovunque, l'aria in molti posti ormai è irrespirabile, l'acqua velenosa, la terra inquinata o radioattiva, la democrazia solo propaganda, la pace è diventata guerra, la giustizia sta agonizzando ecc ecc ecc...lei non trova nulla di meglio da fare che guardare il dito che indica la luna. Se l'attuale sistema non funziona va cambiato, punto. Fare dotte disquisizioni piene di statistiche le potrà forse dare l'illusione di aver scritto qualcosa di intelligente ma è solo aria fritta visto che su questo pianeta ci vive pure lei.

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  2. concordo pienamente con Paola ed aggiungo, facendo notare, che sono i paesi cosiddetti "industrializzati" ad essere in crisi e non i paesi civili (islanda,norvegia,svezia,finlandia,australia,nuova zelanda etc) compresi i paesi dell'america latina (brasile,venezuela,argentina) ove a seguito della crisi, che prima di noi li ha colpiti, con scelte radicali hanno impresso una svolta nella loro economie - con pil a tutt'oggi che noi non abbiamo neanche sfiorato durante il boom economico del dopoguerra - sottraendosi alla logica della crescita illimitata e che, se la matematica non è un oppinione, si realizza sempre a discapito di qualcun altro.
    In economia nulla si crea dal nulla. Se un paese produce di più di conseguenza un'altro paese produrrà di meno rispetto alle proprie possibilità.
    Paradossale poi, che gli stessi sostenitori di questo modello, alla luce dei disastrosi risultati sotto gli occhi di tutti, ora si propongano come salvatori.
    Morale - squadra perdente si cambia -.
    Logica – non si può risolvere un problema usando lo stesso modo di pensare che ha creato quel problema -.
    Civile – se si desse la possibilità di scelta, perché questo manca ora ai popoli, quindi ogni ricetta è invalidata poiché manca la legittimazione popolare, che a differenza di uno stato industrializzato in uno civile è sovrana, la stragrande maggioranza sarebbe disposta a rinunciare a qualche diciamo “comodità” per potersi godere appieno la vita, per esempio andando in bicicletta piuttosto che in macchina, riscoprendo la leggerezza della vita -.

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  3. io nn so se avete letto chi è l'autore di questo articolo...
    michele dotti, che fa parte dell'associazione dei comuni virtuosi e che sostiene da anni tutto ciò che voi avete scritto nei vostr icommenti, così come questo blog e il suo autore... avete perfettamente ragione sulle tematiche che avete proposto ma questo articolo puntava a far luce sul sitema economico-finanziario... se poi intendete dire che in ogni articolo uno deve trattare tutte le tematiche di un problema credo che diventi un pò difficile...

    p.s x entrambi
    se invece di leggere solo questo post avreste dato un occhiata agli altri articolo sul blog avreste notato che qui si appoggia in pieno tutto ciò che avete scritto voi...

    saluti

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  4. @Pennywise non ho letto chi è l'autore di questo articolo e cosa fa l'autore di questo articolo, invece ho letto la fonte di questo articolo è ho postato a questo articolo.
    Dire che la spesa per l'energia sia tra i maggiori capitoli di spesa equivale anche a dire che la spesa sanitaria rientra anche fra queste oppure anche le spesa per l'alimentazione per una famiglia etc.
    Tutto ciò che riguarda tutti rientra tra i maggiori capitoli di spesa, è ovvio.
    Ma se voglio sapere perché accade ciò e quanto mi costa ciò realmente, non posso esimermi dal valutare anche il contesto in cui avviene, il quale francamente incide molto di più di quel che pensi.
    Anziché essere in un'Italia di 60.000.000 di persone fossimo in 6.000.000 di persone, meglio 600.000, probabilmente non necessiteremmo di particolari condotte “ecologiste” e non ci ritroveremmo qui ad essere tutti “ragionieri” e tanto meno scomoderemmo economisti, che null'altro sono che “un'evoluzione dei Ragionieri”.
    Quindi guardare attraverso il “microscopio” gli eventi, ci fa perdere la visione di insieme, meglio
    essere sulla luna per analizzare le problematiche che generano gli “umanoidi”.
    Perché di questo si tratta.
    Quindi rimango fautore dei tre concetti da me prima esposti.
    Morale, Logica & Civile.
    La Terza Via.

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  5. "non ho letto chi è l'autore di questo articolo e cosa fa l'autore di questo articolo, invece ho letto la fonte di questo articolo è ho postato a questo articolo."
    la fonte è marco boschini dei comuni virtuosi...
    che è un ecologista più che convinto e di morale, logica e civiltà ne fa la sua ragione di vita... michele dotti ha voluto solo evidenziare il discorso di quanto incide la spesa energetica nella bilancia commerciale. affermando che il discorso energie rinnovabili e indipendenza energetica nn è solo un discorso da ecologisti, ma di convenienza economica...
    tutto qui che secondo me il concetto avalla cio che hai scritto tu...

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